Tremonti: al cnr il coordinamento dei fondi europei per la ricerca

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Il governo annuncia l'avvio di una fase di sviluppo a partire dal rilancio del Mezzogiorno. di Claudio Pavoni

Il Presidente del Consiglio non ha dubbi: la fase critica è stata superata con danni minori rispetto ad altri paesi, è giunto quindi il momento di concentrasi nel rilanciare l’ economia. Silvio Berlusconi lo ha detto stamani, intervenendo in collegamento telefonico a “Uno mattina”. Da dove bisogna ripartire lo aveva invece anticipato ieri il ministro dell’ Economia, durante un convegno per il rilancio del Mezzogiorno organizzato a Napoli dai capogruppo di Camera e Senato.La scelta del Mezzogiorno come trampolino di lancio della nuova fase del governo risponde a molte esigenze sia economiche che politiche.Su quelle politiche il Pdl è chiamato ad allontanare i sospetti che il baricentro dell’esecutivo sia troppo sbilanciato a favore della Lega e del popolo di Bossi.

C’è inoltre da convincere il Sud che il federalismo fiscale che verrà non contenga in sé i germi di un ennesimo danno inflitto al Mezzogiorno.Dal punto di vista dell’ economia la condizione di relativa arretratezza che contraddistingue il Sud, con il bacino di saperi inutilizzati e di potenzialità di cui dispone, costituisce il terreno fertile dal quale potersi aspettare, se opportunamente seminato, un margine di miglioramento ben difficile da realizzare in regioni dove lo sviluppo ha già espresso buona parte della capacità di crescita di cui disponeva.Che il Sud avesse i fondamentali per trasformarsi da problema in opportunità, chi scrive già una ventina di anni fa lo sentì dire in un convegno, che avrebbe dovuto essere fondante del nuovo corso, dall’allora amministratore delegato della Fiat, Cesare Romiti. Da allora questa convinzione ha attraversato molti altri convegni e lastricato la strada di tante buone attenzioni rimaste puntualmente sulla carta.La differenza rispetto al passato è che ieri il ministro dell’Economia non si è limitato ad enunciare propositi astratti, ma ha indicato, una per una, le strade che il governo intende seguire per ottenere una vittoria, là dove altri hanno fallito.

L’obiettivo è agguantare finalmente quel riscatto del Sud di cui si parla ormai da più di un secolo. Il “Piano Meridione” illustrato da Tremonti poggia le basi su quattro pilastri: il fisco, il credito, l’innovazione e la burocrazia. Lo spunto più originale della proposta parte proprio da quest’ultimo punto. Il ministro dell’Economia ha parlato infatti della creazione di una “zona a burocrazia zero” affinché l’imprenditore che voglia aprire una attività non venga soffocato dai costi e dalle pastoie delle scartoffie. Poiché ottenere il via libera della Ue sulla nascita di zone franche è quasi impossibile, Tremonti propone una “free zones” dove tutto sia libero, tranne ciò che è vietato da leggi penali ed europee. Ma è possibile rilanciare il Mezzogiorno senza occuparsi, oltre che del funzionamento, anche del finanziamento? Il ministro, consapevole che il rilancio debba necessariamente passare per il credito ha riproposto il progetto della “Banca del Sud”.

Per convogliare mezzi finanziari e investimenti Tremonti ipotizza l’introduzione di una tassazione agevolata per quei depositi bancari impiegati direttamente nelle regioni meridionali. Inoltre su soluzioni di fiscalità di vantaggio sta lavorando anche il ministro dello Sviluppo Economico, con l’ipotesi di un provvedimento per facilitare investimenti nelle aree sottoutilizzate, a partire dal settore turistico.Infine, a sorpresa il ministro ha rispolverato una istituzione da tempo passata nel dimenticatoio come il Cnr, per farne un centro digestione dei fondi europei che eviti la dispersione di enormi risorse.Per rendere concreto il ”Piano meridione”, Tremonti ha poi annunciato che le idee annunciate ieri a Napoli potranno diventare Disegni di Legge (quello sulla Banca del Sud è già in bozza) o Proposte di legge.Sulle quattro soluzioni che Tremonti ha scodellato a Napoli pende, naturalmente l’incognita tempo.Ma alcune considerazioni sui contenuti si possono fare fin d’ora sulla base delle esperienze passate e sulle condizioni oggettive in cui dovrebbero essere calate.Che la “zona a burocrazia zero” comporti dei problemi di salvaguardia della legalità lo ha messo in evidenza lo stesso ministro, laddove ha ritenuto di precisare che le “free zones” non dovranno essere in alcun modo un lasciapassare per l’illegalità.Quanto pesi la criminalità organizzata nel mancato sviluppo del Sud lo hanno ricordato ieri il Presidente della Confindustria.Emma Marcegaglia ha lanciato l’appello per un patto nazionale fra forze politiche, forze dell’ordine, magistratura e società civile. «Serve una guerra culturale., bisogna capire che non ci può essere un’economia sana in presenza della mafia”, ha detto il presidente degli industriali italiani. “Il Mezzogiorno è l’unica grande regione d’Europa senza una banca autonoma propria”, si è lamentato il ministro Tremonti per giustificare la nascita di una “Banca del Sud”.Vale la pena di ricordare che non è stato sempre così.

Tutti sanno infatti che fine hanno fatto in un recente passato due grandi realtà come il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia.Infine, nonostante non si possa che salutare favorevolmente l’iniziativa di affidare ad una istituzione come il Cnr il coordinamento di tutti i finanziamenti europei per la ricerca, non è male ricordare che all’Agenzia Nazionale per l’Innovazione, già nata dopo una lunghissima e controversa gestazione, è stata tolto il controllo e la valutazione dei finanziamenti destinati alla modernizzazione tecnologica, valutazione che è stata nuovamente rimessa nelle mani dei ministeri.

Evidentemente il ministro, anche quando tende a mettere sotto una luce non negativa l’esperienza passata della Cassa per il Mezzogiorno, ritiene che dipende da chi la gestisce la tendenza della storia a ripetersi o non ripetersi.Non possiamo che augurarci che abbia ragione.

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