The road: John Hillcoat racconta l’universo post apocalittico di Cormac McCarthy

In Arts and Culture

Dopo Baaria,accolto tiepidamente dalla stampa, la 66^ Mostra del cinema di Venezia, prosegue con The Road, l'ultima fatica post apocalittica di John Hillcoat. - di Valentino Cuzzeri

Tratto dal romanzo La strada di Cormac McCarthy (lo stesso di Non è un paese per vecchi), il film del regista australiano racconta il disperato viaggio di un padre e di un figlio attraverso un oscuro e stracciato mondo post apocalittico.
Il cannibalismo, la sopravvivenza in un mondo che ha smesso di respirare, l`ossessione del ricordo della moglie e madre interpretata da Charlize Theron (latitante all’ultimo sulla passerella veneziana), suicidatasi per la disperazione, i due vagano nel nulla alla ricerca del mare, unica meta senza molto senso che sono riusciti a darsi.
In questo squarcio di mondo cupo e tetro, enfatizzato da una fotografia grigia e senza colori e dalle musiche struggenti di Nick Cave, la speranza riesce a sopravvivere e a trovare inaspettate manifestazioni.

Un film ben piantato nel presente cinematografico, ormai saturo di opere post apocalittiche, Hillcoat non prende il testimone dai fratelli Coen, che hanno raccontato in maniera ineccepibile le struggenti atmosfere di McCarthy. Il film prosegue senza clamori, linearmente fino al banale finale che ci ricorda nuovamente che “la speranza non muore mai”. La ridondanza e una sorta di manierismo bucano lo schermo, e impediscono a The Road di acquisire quella completezza e profondita’ necessari per colpire in modo significativo nel segno.

Uno straordinario Viggo Mortensen e una bravissima Charlize Theron (in versione madre col cuore a pezzi senza trucco), rendono comunque buona la pellicola dedicata ad uno dei libri più straordinari degli ultimi anni, vincitore del premio Pulitzer nel 2007.
Mentre l’Italia si occupa del Sessantotto o della politica italiana vedi Il Grande Sogno e Baaria, Hillcoat, anche se con poche pretese, ci riporta discorsi piu’ universali e fruibili da un pubblico piu’ variegato, cosi’ come l’arte pretenderebbe.
I dialoghi sono serrati, secchi. Poche parole, semplici, come nel libro di McCarthy (che è di una chiarezza evangelica). Il padre e il figlio si confrontano con la vita e con la morte, con i lati piu’ oscuri e non piu’ ben celati dell’essere umano.
Se quest’anno la mostra del cinema è popolata di film politicamente schierati a sinistra, “The Road” è il giusto antidoto. A modo suo, è un’opera “pro life”. Un film sull’uomo e sulla “gente”.

La prima giornata del concorso continua con Life during Wartime di Todd Solondz, un regista molto amato qui al Lido, apprezzato per i suoi film glaciali, caustici e cattivissimi.
Insomma, inserendo questi due titoli a inizio Mostra, Marco Müller sembra aver voluto suggerci come sarà il Festival di quest’anno: ci sarà ben poco da ridere.

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