MUSSI: ECCO L’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA PER LA STRATEGIA DI LISBONA

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Il Ministro dell'Università  e della Ricerca Fabio Mussi, durante le finali del Premio Nazionale Innovazione a Napoli, ha posto l'accento sulla necessità  di perseguire programmi sinergici che mettano in relazione impresa e ricerca, ma ha anche spiegato che la situazione dell'Italia non è così negativa come spesso si è portati a credere sfogliando le pagine dei quotidiani. Per la prima volta, ha fatto notare il Ministro, l'ago della bilancia nell'Hi-tech fa registrare un segno positivo, e la messa in opera dell'ANVUR (l'agenzia di valutazione degli atenei), permetterà  di accorciare ulteriormente la catena che porta dalla ricerca all'immissione di prodotti innovativi sul mercato.

Di seguito l’abstract dell’intervento del Ministro Fabio Mussi alla finale del Premio Innovazione: 

Il settore più dinamico dell’economia a livello globale è da qualche tempo quello dei beni ad alta intensità di conoscenza. Intanto il mondo investe sempre più in ricerca scientifica e sviluppo tecnologico: la spesa annua globale in ricerca, ci dicono le ultime statistiche, ammonta a oltre 1100 miliardi di dollari, pari al 2,1% del prodotto interno lordo del pianeta Terra. 

Siamo davvero entrati nell’era della conoscenza. L’innovazione ne è il carattere fondante. E la ricerca scientifica – il sistema che più di ogni alto produce nuova conoscenza – è la fonte a cui attinge sistematicamente l’innovazione tecnologica. 

Tutto questo propone a tutti grandi opportunità. E comporta qualche rischio. Consideriamo l’Europa, per esempio. Il nostro è il continente in cui è nata la scienza. E, con migliaia di Università e milioni di studenti, il nostro continente conta ancora su enormi risorse. Ma – per la prima volta, forse, nella storia recente – l’Europa si ritrova ad investire in ricerca scientifica e sviluppo tecnologico meno della media mondiale (l’intensità di spesa dell’Unione Europea, è da tempo ferma all’1,9% del PIL). Se non vogliamo rimanere indietro è urgente passare dalle parole ai fatti e rilanciare l’obiettivo di Lisbona: diventare se non leader assoluti, almeno co-protagonisti della società della conoscenza. 

Il tema si pone con maggior urgenza per l’Italia. Il nostro paese spende in R&S molto meno della media europea e della media mondiale. Ma, soprattutto, ha un sistema produttivo che da tempo persegue, unico tra i paesi avanzati, un “modello di sviluppo senza ricerca”.  Abbiamo un’immediata necessità di ribaltare questa necessità. Dobbiamo aderire ad un modello di sviluppo fondato sulla ricerca.  

Abbiamo i redditi da lavoro tra i più bassi d’Europa. E sappiamo che nelle imprese che producono beni hi-tech i salari medi dei lavoratori sono molto più alti che nelle imprese che producono beni a media e bassa tecnologia. Il nostro reddito pro capite, di anno in anno, perde valore rispetto a quello medio europeo. E sappiamo che i paesi con reddito medio pro-capite più alto e crescente, sono quelli con una marcata specializzazione produttiva nell’alta tecnologia. 

Abbiamo non pochi ritardi nella tutela dell’ambiente. E sappiamo che almeno in Europa i paesi con un’economia della conoscenza più sviluppata, sono anche quelli con una migliore qualità ambientale.  E’ per tutte queste ragioni che ritengo l’innovazione la questione centrale per lo sviluppo economico, sociale e anche ambientale dell’Italia. Incentivare l’innovazione è un obiettivo strategico per il paese. Fabio Mussi – Ministro dell’Università e della Ricerca 

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