La lunga esecuzione di Clayton Lockett

In Debates and Public Life

<p>In aprile 2014 il mondo registra la fine straziante nel carcere di Oklahoma City di Cleyton Lockett, un nero condannato a morte per aver ucciso una ragazza bianca di 19 anni. Qualcosa non funziona con l’iniezione letale e per il condannato inizia un’agonia atroce di 43 minuti. <em>di Giorgio Dobrilla</em></p>

Invece che essere narcotizzato al momento di ricevere i 2 altri farmaci letali, Lockett si sveglia, tenta di alzarsi, urla e gli addetti sconvolti abbassano la tenda per nascondere ciò che accade nella cella dell’esecuzione. Lockett muore alla fine“spontaneamente” per infarto cardiaco. Il Britsh Medical Journal dedica a questo evento sconvolgente una “news” in cui, prescindendo volutamente da un giudizio sulla pena di morte, sintetizza le conclusioni di un comitato (siglato DPCCP) di membri sia non schierati che a favore o contro.

Il compito loro assegnato è stato quello di regolamentare la materia e standardizzare la peculiarità dell’iniezione letale. Circa tale modalità (praticata negli USA in 32 dei 50 stati) la Corte Suprema aveva sancito già nel 2007 che la miscela costituita da pentotal (barbiturico), bromuro di pancuronio (mioparalizzante) e cloruro di potassio (arresto cardiaco per dosi elevate) non violava la Costituzione. Tuttavia, Il NEJM rimarca come non manchino casi di condannati ancora vigili che attendono di morire soffocati o perche l’ago non è stato bene inserito o perché si sono usati farmaci non adatti. Tale uso improprio è possibile perché certe compagnie rifiutano di fornire alle carceri farmaci “destinati a uccidere”, per cui certi stati se li procurano (identici o simili) all’estero.

Purtroppo, forti del fatto che la legislazione vigente molto “fluida” consente di tenere segreta la miscela letale impiegata, tali stati non rivelano né chi sono le ditte produttrici, né il nome dei farmaci. Il DPCCP auspica invece che la iniezione letale sia ridotta ad un solo agente (pentotal) o che, comunque, si usino solo farmaci noti e approvati per uso umano dalla FDA e, infine, che durante l’esecuzione siano presenti medici qualificati. Un problema a tale riguardo è che l’American Medical Association proibisce per ragioni morali ai medici USA di aderire alla pena di morte e di partecipare all’esecuzione capitale per cui, a meno che essi non disattendano tale norma, l’esecuzione non dovrebbe aver luogo. Chiosa finale senza commenti: Paesi ricchi e “civili” (?), oltre agli USA, che ricorrono ancora alla pena di morte sono Cina, Iran, Iraq e Arabia Saudita. Può sconcertare un po’ che pure lo Stato del Vaticano abbia abolito la pena di morte appena nel 1969 (decreto di papa Paolo VI) e che solo nel 1995 una sua abolizione planetaria sia stata auspicata da Giovanni Paolo II.

Il laico stato italiano, nel caso specifico, è stato più rapido: l’ha già abolita l’1 gennaio del 1948.

Prof. Giorgio Dobrilla

Primario Gastroenterologo Emerito dell’Ospedale Regionale di Bolzano
22 maggio 2014

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