La creatività come strumento di connessione

In Debates and Public Life

<p>La creatività, con il suo valore d’uso e i suoi ambiti di applicazione può rappresentare un valido strumento nella soluzione delle problematiche urbane odierne sia in quanto essa stessa si configura come una vera e propria “pragmatica” delle connessioni (essa è la capacità di connettere in maniera nuova), sia perché i suoi ambiti di applicazione coincidono con quelli che si riscontrano nell’analisi delle tipologie di problematiche urbane odierne.</p>

La creatività può fornire uno strumento alternativo al pensiero razionale, analitico e strumentale nel quale è radicato l’approccio delle politiche urbane. Tale tipo di pensiero, utilizzato con lo scopo di trasformare le città caotiche e malate in ambienti sicuri e salubri, attraverso l’imposizione di un ordine sulla natura, risulta limitato di fronte ad un sistema sempre più complesso come quello delle nostre attuali città.

La razionalità strumentale, pur nella sua validità tende, infatti, a lasciar fuori dalla descrizione della realtà quegli aspetti che sono soggettivi e non quantificabili: ricordi, emozioni, passioni, sensazioni e desideri ecc., fondamentali per la creazione di un rapporto più significativo e leale tra cittadino e spazio urbano.

Il pensiero creativo, invece, sbarazzandosi dei preconcetti rigidi, delle consolidate abitudini del pensare e dell’operare, permette di scoprire possibilità di soluzioni nuove, aprendoci alla complessità dei fenomeni e producendo il cambiamento attraverso la sua stessa capacità di modificare concetti e percezioni, di “ri-connettere”.

La creatività non si limita ad essere semplice capacità di dar vita, generare cose nuove, ma implica, altresì, la capacità di sintetizzare, connettere, stimare gli impatti sulle diverse sfere della vita, vedere olisticamente, capire i cambiamenti materiali che influenzano la nostra percezione, afferrare le sottili ecologie dei nostri sistemi di vita al fine di renderli sostenibili.

Come sosteneva Henry Poincaré: “creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove che siano utili”.
Una creatività così intesa, ha a che fare sia con la capacità di sviluppare un flusso libero d’idee sia con quella di connettere e armonizzare tali nuove idee con i freni, le grammatiche e le regole esistenti, vale a dire, con la realtà.
Una creatività che sia non solo in grado di produrre idee nuove, ma anche idee di valore, cioè “utili” alla soluzione dei problemi, capace di “riannodare” realtà contingente con nuove prospettive.

L’approccio creativo, finisce per rappresentare un opportuno strumento per le politiche urbane, in quanto, dimostra di fornire quel parametro capace di immettere nel sistema-città, accanto agli elementi di breve termine quali le merci, le informazioni, le energie, anche quelli di lungo termine quali le idee, le passioni, le emozioni e i significati, ovvero, quelle risorse che, a sua volta, introducano accanto allo scambio, la rielaborazione delle risorse stesse e la produzione di nuove merci, aprendo ad una prospettiva dinamica di lungo termine.

Parliamo, quindi, di un parametro capace di introdurre risorse necessarie alla produzione non solo di merci, ma soprattutto di significati nuovi che sappiano riannodare i fili tra gli elementi del sistema, tra cittadini e luoghi, tra forma e funzione della città, impedendo quella scissione, quel dualismo cui spesso assistiamo che produce luoghi mercificabili, perché divenuti terra di nessuno e cittadini sempre più sradicati e incapaci di vivere la propria cittadinanza.

La logica dell’utile, del breve termine e della funzionalità del sistema economico che il processo di globalizzazione ci impone e che oggi più che mai finisce per regolare le relazioni tra gli elementi del sistema urbano, impedisce quel necessario “radicamento”#, cioè la necessità per l’uomo di avere un rapporto pieno col tempo e con lo spazio, producendo, invece, uno sradicamento che appare come l’altra faccia del solipsismo della libertà individuale.

Una logica di utile e di funzionalità a breve termine che, quindi, finisce per disconnettere gli elementi del sistema e soprattutto ne impoverisce la loro stessa qualità di elemento, eliminando la dialettica tra questi ultimi.
La creatività si configura, pertanto, come quello strumento che libera la struttura degli opposti e fa emergere qualcosa che, negato dalla logica, prima non si riusciva a vedere; è ciò che riesce a scendere nelle viscere della realtà e a farne emergere la necessità, proprio perché non è né sintesi né opposizione ma capacità di riannodare.

Come scrive Carlo Truppi: “ l’immaginazione attiva fa scattare il bisogno di aderire alla realtà in un altro modo. L’immaginazione attiva spinge in tutte le direzioni, in profondità, cosicché i fenomeni si mostrano alla nostra contemplazione, alla nostra comprensione e alla nostra partecipazione”. L’immaginazione, la creatività possono, non solo permettere di recuperare un rapporto con i luoghi dell’abitare, ma anche stimolare un’abitabilità attiva e aderente alla realtà.

Si può ritenere la creatività come un’efficace terapia contro la deriva delle relazioni tra gli elementi del sistema (cittadini e luoghi) e la scomparsa di quel legante che è il senso di un bene comune, unico capace di fornire una dimensione storica e collettiva dell’abitare, unico capace di garantire una relazione sana, equilibrata e pertanto sostenibile dei cittadini col proprio territorio e fondare un radicamento nella consapevolezza che le radici sono sempre multiple e l’identità é il risultato di un processo di continua negoziazione e costruzione di significati condivisi.

Solo la logica dell’infunzionale può aprire la strada e introdurre, senza presentarlo come coattivo, il valore del bene comune che come suggerisce Franco Cassano, apparendo del tutto trascendentale per le nostre democrazie secolarizzate, finisce per risultare difficile non solo da radicare, ma persino da rappresentare.

La creatività può essere, allora, la risorsa che nella sua concretezza apre al trascendentale, nel senso che permette di “trascendere” le vecchie logiche ed abitudini, introducendo idee e comportamenti nuovi a partire proprio dalla sua capacità di connettere e tessere insieme in maniera diversa gli elementi e le risorse esistenti.

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