I Requisiti di un Ambiente Creativo

In Debates and Public Life

<p>Il pensiero creativo rappresenta un vero e proprio approccio al “fare”. Dalle analisi socio-economiche è sempre più manifesto che il discriminante nel gioco della competizione tra le nazioni è dato dalla capacità delle stesse di mobilitare, attirare e proteggere il talento umano, per l’appunto, la cosiddetta “classe creativa”.</p><p> </p><p>di Onorina Savino</p><p> </p><p><span style="font-size: 15px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"> </span></p>

Pensare a forme di organizzazioni caratterizzate dalla stessa creatività, forme di organizzazioni che mirano, non solo a produrre beni materiali, ma soprattutto a produrre idee, simboli, informazioni capaci, a sua volta, di dar vita a una produzione di beni materiali innovativa, è pertanto, quanto mai necessaria.

Lo studio del funzionamento di gruppi caratterizzati da una forte dimensione creativa permette di tracciare quelli che sono le caratteristiche peculiari di un ambiente creativo al fine di capirne meglio i meccanismi e anche valutarne le potenzialità.
Nonostante le cosiddette “organizzazioni creative” presentano notevoli differenze tra loro, è tuttavia possibile individuarne i caratteri generali comuni.

Tra le caratteristiche comuni che emergono si annoverano:

 

Concentrazione spaziale: gli ambienti creativi sono caratterizzati da un’alta densità di individui che possiedono una quantità di competenze in campi e discipline differenti.

L’attenzione alla costituzione di un luogo fisico: l’esistenza di uno o più luoghi, secondo i casi, che fungano da punto d’incontro e/o in cui si possa svolgere l’attività. In moltissimi casi quest’attenzione per il luogo che diventa sede dell’attività, acquista anche i caratteri di un’attenzione “estetica” e simbolica, l’obiettivo sembra essere quello di dar vita a un ambiente fisico accogliente, bello e funzionale ma soprattutto significativo.

La presenza di luoghi informali d’incontro: la presenza di luoghi informali diversi da quelli istituzionali in cui avviene l’apprendimento di conoscenze e/o l’attività vera e propria (luoghi come caffè, centri ricreativi ecc.), capaci di fornire la possibilità di ritrovarsi al di fuori delle rigide gerarchie istituzionali, di permettere e favorire, non solo il semplice scambio di idee, ma il loro confronto alla luce di un’atmosfera più flessibile e meno rigida (basti pensare che la presenza di tali luoghi informali sia proprio una delle caratteristiche dei più famosi campus americani che hanno prodotto molti premi Nobel).

 

Modalità d’azione caratterizzata dall’interdisciplinarietà: sicuramente uno degli aspetti fondamentali che concorrono alla costituzione di un ambiente creativo. Si tratta di una modalità di agire che non si limita a un’interdisciplinarietà “orizzontale”, cioè tra discipline e competenze e percorsi formativi diversi, ma anche “verticale”, ovvero, tra livelli diversi di uno stesso percorso formativo o una stessa disciplina. Uno degli aspetti più interessanti del carattere dell’interdisciplinarietà è rappresentato dal contributo che essa fornisce all’unificazione del sapere e dei linguaggi delle diverse discipline e competenze.

Interazione tra i livelli organizzativi: la continua interazione tra i livelli organizzativi, ovvero, tra il livello ideativo, quello formativo e quello produttivo. Si pensi al Circolo filosofico di Vienna che ha rappresentato un ambiente creativo di eccellenza. Le attività di questo famoso Circolo si svolgevano nell’interazione tra le riunioni tra i membri a casa di Schlick (livello ideativo), le lezioni accademiche (livello formativo) e i seminari (livello produttivo).

Intensa interazione con l’ambiente esterno, comunicazione ed esistenza di reti di comunicazione: l’interazione con l’ambiente esterno (che, ad esempio, per un istituto di ricerche può essere l’interazione con la collettività, le industrie, la comunità scientifica ecc.), permette di cogliere le sollecitazioni provenienti dall’esterno rendendo l’ambiente ancora più dinamico. Affinché possa verificarsi qualcosa di creativo, è essenziale garantire la possibilità di comunicare attraverso l’appartenenza a uno o più network che renda possibile scambiare conoscenze, esperienze e idee.

La mobilità tra i diversi ambienti creativi e la loro internazionalizzazione: la possibilità per gli individui che abitano l’ambiente creativo, di scambio e di esperienze in diversi luoghi, di frequentazione di altri ambienti creativi grazie ad una rete di rapporti a livello nazionale e soprattutto internazionale (si può, in tal senso, far riferimento all’esperienza, comune a molti premi Nobel, di effettuare missioni di studio e trascorrere periodi di lavoro in altre università spesso estere).

La capacità di conciliare gli obiettivi comuni con quelli dei singoli: la presenza di competenze in diversi campi e l’interdisciplinarietà dell’azione contribuiscono, da un lato, a frenare la competizione che può verificarsi all’interno della stessa competenza o disciplina e dall’altro favoriscono il senso di cooperazione nel riconoscimento dell’unicità di apporto delle singole discipline. Nell’agire, sebbene sia identificabile l’impegno di ognuno, è altresì chiaro come esso sia possibile solo grazie all’azione combinata di tutti. In questo modo, s’innesca, un costante dinamismo tra individuo e collettività, tra la parte e il tutto in un’ottica ”ecologica”. Ognuno, raggiungendo gli obiettivi nell’ambito del proprio percorso formativo e professionale, contribuisce, allo stesso tempo, al raggiungimento di quello comune e viceversa.

Un bilanciamento continuo tra risorse, libertà, competitività e pressione: i luoghi creativi sono costituiti da una specie di equilibrio tra la disponibilità delle risorse per lavorare, la libertà di scegliersi un problema da affrontare seguendo le proprie idee, l’elevata pressione a produrre risultati e anche un certo spirito di competizione e di gruppo (basti pensare, ad esempio, alle gare di canottaggio tra i diversi college di Cambridge). Tra questi, però, il tratto più caratteristico degli ambienti creativi resta quello di una sorta di “libertà sotto pressione”. Riferendoci al concetto di pressione, è importante non pensarla in termini negativi. La pressione più produttiva, in termini creativi, è, infatti, quella derivante dal riconoscimento dei risultati, dall’esistenza di strumenti di sanzione positiva del raggiungimento degli obiettivi. Partire dal sanzionamento positivo dello stesso valore della creatività è già di per sé uno stimolo. Gli ambienti creativi sono, inoltre, caratterizzati da una sorta di equilibrio tra anticonformismo e disciplina. Accanto ad una flessibilità di orari e modalità di organizzazione, è presente una grande capacità di sincronismo, di puntualità e di correttezza professionale e soprattutto umana.

Motivazione, Ethos ed Emozione: gli ambienti creativi presentano una fortissima dimensione emozionale. Tale dimensione è quasi prioritaria rispetto all’esistenza degli interessi comuni. Negli ambienti creativi esiste uno strettissimo intreccio tra emozione e cognizione. L’esistenza di una forte motivazione che orienta e trascina a compimento l’eventuale progetto è prioritaria. Tale motivazione è, quasi sempre, legata a una forte leadership che però, sempre più spesso, si presenta “partecipativa” più che singola. Altro aspetto riscontrato, che costituisce questa dimensione emozionale, è l’ethos professionale che spesso coincide con la stessa motivazione. La natura dei rapporti all’interno di un ambiente creativo é contemporaneamente di tipo professionale e affettivo. Un esempio dell’importanza delle relazioni umane per un ambiente che si voglia creativo è dato dal caso del famoso gruppo letterario di Bloomsbury, la cui nascita e il cui destino è stato deciso, per la maggior parte, proprio dall’evolversi dei rapporti affettivi dei suoi membri.

Tensione verso il nuovo: si potrebbe dire che questa è veramente il requisito principale di un ambiente creativo, quello di uno stimolo costante all’innovazione e al nuovo che indirizza l’attività dello stesso ambiente; una tensione verso il nuovo che va al di là della semplice spinta all’innovazione, cioè a produrre qualcosa di nuovo e che assume i caratteri di una volontà a produrre una visione nuova nonché una nuova modalità di operare e agire. Tali ambienti sono caratterizzati da una forte attenzione nei confronti di altre possibili vie, capaci di portare non solo verso altre modalità di azione o altre soluzioni, ma anche semplicemente verso altri interrogativi. La tendenza al nuovo non esclude, però, una capacità a conciliare tale spinta al nuovo con la tradizione, ovvero la capacità di guardare al nuovo anche in un’ottica di continuità con il passato.

Capacità di influenzare, mobilitare e diffondere: si riscontra una grande capacità di diffondere e far circolare sia all’interno sia all’esterno dell’ambiente creativo, le idee, le conoscenze, i saperi. Una delle caratteristiche di questi ambienti è la presenza di mezzi di comunicazione tesi alla diffusione come riviste, pubblicazioni (addirittura in molti casi vere e proprie case editrici) ed eventi capaci non solo di dare visibilità ai progetti e permettere il diffondersi dell’attività ma, soprattutto, capaci di trasformarsi in occasione di confronto. Infatti, un aspetto comune a questo genere di ambienti è il grosso impegno profuso nell’attività formativa con cui si vuole assicurare la diffusione, la continuità e anche lo sviluppo delle attività e dei progetti.

 

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