Cinema, L’umanità sul baratro dell’apocalisse: Intervista a Viggo Mortensen e John Hillcoat

In Arts and Culture

Impresa ardua,per John Hillcoat, quella di trasporre sullo schermo un libro del calibro de La strada, premio Pulitzer per Cormac McCarthy (autore dell’acclamato Non è un paese per vecchi diventato film grazie alla visionaria trasposizione dei fratelli Coen). L’australiano John Hillcoat ho svolto una trasposizione lineare ed onesta che per nulla tradisce il testo orginale. di Valentino Cuzzeri

INTERVISTA – John Hillcoat e Viggo Mortensen
L´umanitä sul baratro dell´apocalisse

di Valentino Cuzzeri

The Road tra i film in concorso qui a Venezia è una romantica e struggente storia d’amore di un padre e un figlio, incorniciati in un paesaggio post apocalittico al limite dell’umano.

Straordinari Viggo Mortensen e il giovane Kodi Smit-McPhee, strabilianti gli scenari apocalittici e pulito e sobrio il riadattamento del romanzo di McCarthy opera di Joe Penhall.

Viggo Mortensen cosa l’ha portata a questo film e cosa ha pensato quando ha letto la sceneggiatura?

“Quando John Hillcoat mi ha mandato lo script non ho avuto alcun dubbio sull’accettare il ruolo. – ci dice l’attore – in seguito alla lettura dell’originale di Cormac la mia convinzione si è rafforzata, non è stato difficile scegliere. Per me The Road è una storia d’amore bellissima tra un padre e un figlio. Come padre mi sono sentito molto coinvolto in questo dramma e in questa disperazione che avvolge tutta la vicenda. Ma in realtà tutti abbiamo un padre o lo abbiamo avuto e molti hanno dei figli quindi quello che viene narrato riguarda ognuno di noi, in una situazione limite, ma che appunto per questo rende meglio l’idea che sta alla base del film. Il libro di Cormac è uno di quelli che ha avuto maggior successo, anche prima di No country for old men ”.

Domanda per John Hillcoat: è stato difficile trasporre sullo schermo le pagine di Cormac McCarthy senza tradirle?
“E’ stata la mia missione fin dall’inizio di questo progetto – afferma il regista – Ho adorato il romanzo di Cormac – che è stato molto presente durante la realizzazione del film parlando a lungo con Viggo e venendo spesso sul set – la fedeltà al romanzo, per un opera di cotale bellezza era dovuta, nessuna interpretazione personale. Il fine ultimo sia del libro che del film è quello di chiedersi: ‘Cosa ci rende davvero umani?’
L’amore di un padre per il proprio figlio, per esempio, un cielo blu e magari un mare pulito. Ritornare alle nostre origini, a capire veramente ciò di cui abbiamo bisogno lasciando perdere tutto il superfluo. Questo ho pensato e su questo mi ha fatto molto riflettere il romanzo”. Interviene lo sceneggiatore Joe Penhall: “Mentre mi accingevo ad adattare il romanzo per il grande schermo ho perso mio padre e prima della fine delle riprese sono diventato a mia volta padre. Così ho cercato di far confluire all’interno della sceneggiatura i sentimenti a volte contrastanti e le esigenze di un padre e di un figlio.

Viste le impressionanti ambientazioni come è roiuscito John Hillcoat a mettere in scena queste immagini così suggestive?

“Le ambientazioni – ci spiega Hillcoat – erano davvero fondamentali perché il libro ha questa autenticità ineludibile, è quasi neo-realismo direi. Quindi non abbiamo girato niente in studio ma siamo andati in giro per gli Stati Uniti alla ricerca di posti che si adattassero a un tempo e un luogo non definiti. Sono felice che attori straordinari come Robert Duvall o Guy Pearce abbiano accettato piccoli ruoli, in condizioni quasi irriconoscibili, giusto perché credevano nel progetto. Anche Charlize Theron è fantastica, lei rappresenta la vita come era prima, quando c’era il sole e la vita scorreva nella normalità”.

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