Centro di GeoTecnologie dell’Università di Siena: Studio della Pericolosità da Amianto nelle Rocce

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<p>Quanto è diffuso l’Amianto nelle rocce della Toscane? Quali sono i rischi e che livello di pericolosità ha? A queste e a molte altre domande risponderà il Centro di GeoTecnologie dell’Università di Siena con il progetto Studio della Pericolosità da Amianto nelle Rocce della Regione Toscana (SPARRT).</p>

Con il progetto SPARRT il Centro di GeoTecnologie intende avviare una campagna di ricerche finalizzata all’individuazione degli affioramenti rocciosi dove potenzialmente potrebbero aver sede locali concentrazioni in minerali del gruppo dell’amianto. L’amianto si ritrova come costituente principale, accessorio od occasionale in riempimenti di fratture della roccia, come spalmature su superfici di scorrimento/fatturazione, o disperso entro la matrice rocciosa. Secondo la normativa italiana sono considerati appartenenti al gruppo dell’amianto, e quindi pericolosi per inalazione o ingestione, i seguenti minerali: crisotilo, crocidolite, amosite, tremolite, actinolite e antofillite. Si tratta di silicati a struttura fibrosa contenenti Fe, Mg, Ca, ecc…, contenuti in alcuni tipi di rocce note come peridotiti, serpentiniti, scisti actinolitici, cloritoscisti, talcoscisti, prasiniti, anfiboliti, oficalciti, ed altre ancora.

Il progetto SPARRT mira a integrare le informazioni geologiche della Banca Dati Geologica Regionale con una serie di parametri specifici che permetteranno di operare una riclassificazione delle unità litologiche in classi di potenziale pericolosità da amianto. Per il raggiungimento di questi obiettivi il progetto è stato strutturato in step successivi. Una prima fase prevede di individuare tutte le rocce che rientrano in una delle categorie suddette e rappresentarle su una carta geotematica indicandone la potenziale pericolosità sulla base delle caratteristiche litologiche osservabili in affioramento. Successivamente verrà eseguita una campagna di misurazioni volte a quantificare il volume di materiale amiantifero rispetto al volume totale della roccia e sarà quindi caratterizzato il tipo di amianto presente utilizzando uno spettrofotometro ad infrarossi presente nei laboratori del CGT.

 

In questo modo si raggiunge un livello di approfondimento che permette di individuare con certezza le situazioni di maggior pericolosità e di concentrare su queste gli sforzi per il terzo livello di approfondimento, consistente in una procedura da applicare ai campioni di roccia raccolti e che prevede la produzione di polvere per auto-macinazione degli stessi con apposito macchinario presente nei laboratori del CGT ed il conteggio delle fibre di amianto, contenuto nelle polveri, utilizzando un microscopio elettronico (SEM).

 

In questo modo si può calcolare un parametro, l’Indice di Rilascio, che a norma di legge identifica il materiale pericoloso da quello che può invece essere trattato senza particolari precauzioni. Il prodotto finale consisterà in una carta geotematica ed una Banca Dati territoriale in cui sono classificate, con diversi gradi di pericolosità, tutte le situazioni di potenziale presenza di amianto in contesto naturale, nonché i valori dell’Indice di Rilascio misurati, dando particolare risalto ai casi di eventuale superamento della soglia limite stabilita dal D.M. 14/05/1996 in materia di rifiuti pericolosi. Tutta la procedura seguita sarà standardizzata in ogni sua fase e dettagliatamente descritta in un Manuale Tecnico che conterrà le linee guida per l’esecuzione dello studio della pericolosità da amianto in contesto naturale.

 

Con questo progetto il CGT, grazie ai finanziamenti regionali, intende fornire uno strumento di identificazione e caratterizzazione delle rocce amiantifere sul territorio regionale e definire la capacità di liberare fibre (IR). Le ricadute pratiche dei risultati della ricerca consistono nell’adozione di speciali misure cautelative a tutela della salute dei lavoratori, che si troveranno ad intervenire sul terreno per operazioni di scavo o movimentazione terra, in aree a riconosciuta presenza di amianto e nella scelta delle modalità di smaltimento di materiale di risulta delle suddette operazioni quando questo risulti pericoloso ai sensi del D.M. 14/05/96. Nelle fasi di progettazione di grandi opere (strade, ferrovie, gallerie, ecc…) la conoscenza delle aree di affioramento di rocce amiantifere permetterà infine di prediligere tracciati che non intercettino le situazioni di pericolosità accertata, abbattendo i costi nelle fasi di scavo e di smaltimento.

Ricerca scientifica ed applicazioni pratiche trovano con questo progetto un felice connubio al servizio della comunità e per la tutela della salute pubblica

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